rob: la libertà del pop punk

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Nella conversazione raccolta da WUF Music, rob si presenta con una lucidità disarmante per i suoi vent’anni. Fresca vincitrice di X Factor dopo tre anni di tentativi, non racconta il successo come un destino improvviso ma come l’acceleratore di un percorso iniziato a sei anni, quando cantava le sigle dei cartoni girando per casa. A quattordici ha cominciato a scrivere le sue canzoni. Il pop punk non è per lei un revival né una posa: è il linguaggio che ha scelto per stare al mondo, per parlare a fasce d’età diverse e per dire cose che spesso restano scomode.

Guarda subito l’intervista completa con rob:

Il racconto del periodo a X Factor è privo di romanticismi. rob lo ha vissuto passo dopo passo, concentrata su ogni prova senza proiettarsi troppo avanti per non rischiare di rimanere delusa. Quando dopo le live tutto è diventato più serio, ha cercato di mantenerne la serenità. Subito dopo la vittoria sono arrivati tre mesi di lavoro intenso e l’inizio di un tour estivo che ha già visto una data sold out a Milano. «È tutto ciò che ho sempre voluto», dice, con la consapevolezza di chi sa che il sogno si sta realizzando ma non si illude che sia semplice da gestire.

Uno dei primi riconoscimenti dal mondo della musica è arrivato da Achille Lauro durante il programma. Per rob è stato un segnale importante: il suo genere, spesso considerato under ground, può raggiungere un pubblico più ampio. E lei vuole portarlo proprio lì. Essere una donna in un panorama rock e pop punk ancora prevalentemente maschile la riempie di orgoglio. Vuole rappresentare il genere per le nuove generazioni, ma anche per chi lo ascoltava negli anni 2000 e ora ritrova in lei una voce giovane che lo tiene vivo. Ai suoi concerti, racconta, ci sono bambini di sei o sette anni insieme a persone di quaranta e cinquanta che le fanno i complimenti. Quella varietà di pubblico è esattamente ciò che cerca.

L’esperienza americana ha contato moltissimo. A sedici anni ha vinto una borsa di studio grazie al Tour Music Fest e ha trascorso dieci giorni in un college di musica a Boston. L’anno dopo, a diciassette, ha partecipato a un workshop di songwriting. Lì ha visto un approccio diverso: internazionalità, generi mescolati, attenzione al sound più che alle parole. Da allora cerca di portare un po’ di quel mondo in Italia, pur scrivendo per ora in italiano. Il suono americano e britpop le piace da sempre, e un giorno vorrebbe fare tour come quelli che ascolta.

In studio rob è cantautrice nel senso più pieno: si occupa di testi e melodie, lavora con un producer e un autore. Non produce tecnicamente, ma partecipa attivamente alle scelte sonore. Se le viene un’idea la dice, chiede modifiche, difende le proprie visioni. Il processo è di squadra, ma lei rimane centrale perché racconta se stessa attraverso la musica. Questa libertà le permette di spaziare: tracce leggere per divertimento e brani più densi come Fiore di Loto, che parla di femminicidio e violenza sulle donne. Per rob usare la musica per temi sociali è naturale e necessario. Non vuole che tutto sia leggero solo perché il genere lo permetterebbe.

Il successo ha cambiato le proporzioni in modo repentino. Da tremila follower a oltre centoventimila. rob ammette di aver dovuto imparare a gestire i social con più consapevolezza: non pubblica più tutto, promuove la musica ma lascia entrare solo una parte della vita privata. La visibilità porta lati positivi, riconoscimenti per strada, bambini ai concerti, complimenti da chi ascoltava il genere vent’anni fa, ma anche commenti negativi. Lei li affronta con la stessa naturalezza con cui vive il resto. Quando cammina per Milano o prende la metropolitana e viene riconosciuta, soprattutto da scolaresche, lo vive come qualcosa di non scontato.

C’è poi il prezzo umano del cambiamento. Cinque o sei mesi fa si è trasferita a Milano da Catania. Gli amici storici sono rimasti giù, la famiglia pure. Ha preso un anno sabbatico dall’università di Catania, dove studia Comunicazione Artistica Intermediale e aveva una media alta. Vuole riprendere e laurearsi, anche se ci metterà più tempo. In questo momento la musica è priorità assoluta, ma lo studio rimane un desiderio concreto. A Milano vive l’indipendenza, la possibilità di fare musica dalla mattina alla sera, e sente che a vent’anni questa città le offre tante cose da vedere e da fare.

Alla fine dell’intervista rob parla dei suoi ascolti attuali: Olivia Rodrigo, per la capacità di fare album intensi e non troppo lunghi, e la nuova formazione dei Linkin Park con la frontwoman che apprezza proprio perché non cerca di imitare Chester ma porta il suo modo di stare nella band.

Quello che resta impresso è la coerenza tra quello che rob dice e quello che fa. La musica per lei è libertà a 360 gradi, ma una libertà esercitata con metodo: team di supporto, scrittura personale, cura della propria crescita anche fuori dal palco. Non vuole essere definita solo dal talent. Vuole essere un’artista che continua a studiare, a scrivere, a evolversi.

Questa stessa lucidità e questa stessa libertà rob le porta sul palco. Nella live session di WUF Music interpreta Zero Drama feat. Finley, Fiore di Loto e l’inedito Romantica, tre brani che mostrano facce diverse del suo pop punk: l’energia collaborativa, il coraggio di parlare di violenza di genere e l’apertura verso il nuovo. Guarda ora la performance completa.

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