Piccolo raccontare il futuro con Stellar-Boy
In questo episodio di WUF Music, realizzato in collaborazione con Corriere della Sera, Piccolo non si limita a presentare un progetto: mette a fuoco una visione. Stellar-Boy non è solo un disco né soltanto una graphic novel. È un immaginario che prende forma nel tempo, dove musica, disegno e narrazione diventano un unico linguaggio.
Per capire Stellar-Boy bisogna partire dalla provincia toscana, vicino Empoli. Non come dato biografico, ma come condizione culturale. L’assenza di spazi può diventare marginalità oppure spinta creativa . Nel suo caso è diventata necessità di costruire. Il “bunker”, luogo di aggregazione trasformato in laboratorio condiviso, è stato il primo vero palco: non perché producesse visibilità, ma perché generava appartenenza. Prima delle città e dell’industria, vengono i luoghi dove impari a riconoscerti.
È la stessa logica che attraversa Stellar-Boy. Non c’è una trama lineare perché non c’è un’identità lineare. Il progetto procede per frammenti, per simboli, per stratificazioni emotive. La maschera diventa allora uno strumento di esplorazione, non un nascondiglio: permette di attraversare versioni diverse di sé senza fissarne una definitiva. È un dispositivo narrativo che lascia spazio, invece di chiuderlo.
Quando il discorso si sposta sull’intelligenza artificiale, la coerenza resta intatta. Piccolo non rifiuta il nuovo, non si arrocca in una nostalgia analogica. Ma insiste su un punto: il valore sta nel processo. Disegnare, per lui, è un gesto che modifica chi lo compie. Se l’opera nasce come sfogo e trasformazione, delegarla interamente significherebbe svuotarla. La tecnologia può essere uno strumento, non il luogo dove si deposita l’identità.
È qui che Milano entra nel discorso. Dopo aver imparato a costruire contesto in provincia, la città diventa un acceleratore: connessioni, stimoli, opportunità. Ma proprio perché offre tutto, rischia di spostare il baricentro. Per Piccolo funziona se resta piattaforma e non destinazione finale. Se amplifica ciò che esiste già, invece di sostituirlo.
In questo equilibrio tra radici e movimento, tra analogico e digitale, Stellar-Boy assume il suo significato più preciso. Non è soltanto un personaggio né soltanto un progetto multidisciplinare. È un metodo: costruire prima di raccontare. Non consumare immaginari già pronti, ma crearne di nuovi. Anche quando sembra più facile prenderli in prestito.
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