Neffa: il Big Bang di “Canerandagio”
A un anno dal suo ritorno sulla scena rap con Canerandagio, il doppio album uscito nel 2025 per Numero Uno (Sony Music) che ha segnato il rientro di Neffa nel rap, il genere che lo ha reso icona, dopo oltre venticinque anni di lontananza da quel mondo, l’artista guarda indietro e vede un’esplosione. Il concerto all’Unipol Forum di Milano del 5 novembre 2025 ha chiuso un capitolo e aperto un universo intero.
Nell’intervista esclusiva per WUF condotta da Marta Blumi Tripodi, Neffa parla di binari nuovi, di treni ad alta velocità del ’96 che devono imparare a correre sui binari di oggi. E lo fa con la lucidità di chi ha capito che l’esperienza accumulata oggi si porta leggera, come una ventiquattrore, senza rimpianti.
Il Forum doveva essere una chiusura. È diventato l’inizio di tutto.
«Tutti pensano al Big Bang come a qualcosa che inizia» dice Neffa, «ma in realtà avrà chiuso qualcosa che c’era prima». Sul palco di Assago ha capito che esiste un pubblico che vuole tutto: il rapper, il cantante, l’anima napoletana, quella ritmica e quella internazionale. E lui oggi riesce a dare tutto senza più chiedersi se stia tradendo una parte di sé. La prima metà di Canerandagio è nata per pura ispirazione, la seconda spingendo sui suoni e sulle metriche. Due approcci diversi nello stesso disco.
È questa la vera novità che emerge dall’intervista: Neffa ha trovato un equilibrio interiore. Oggi tutto convive in modo naturale e organico. «Sono uno che canta, che fa il rap, che ha un’anima napoletana, una internazionale, una cultura italiana vissuta in posti diversi». Lo dice con la serenità di chi ha accettato che la propria identità è un territorio sconfinato.
Per questo il Club Tour 2026, una tournée nei principali club italiani che ha già registrato il triplo sold out per le date di Bologna e il sold out a Napoli, rappresenta molto più di un giro promozionale. È il ritorno a una dimensione che Neffa conosce meglio di chiunque altro: quella intima, senza transenne, dove il calore del pubblico si sente sulla pelle. Dopo l’arena e dopo quindici anni lontani dai club, torna volentieri in questi spazi per una nuova sfida. «Ci sono meno distanze e ci sono più paure» ammette, sorridendo. Ma la preoccupazione principale resta sempre la stessa: avere la voce. Il resto è disciplina e magnetismo.
Perché Neffa, anche quando spariva per anni, non ha mai smesso di creare. Una canzone a sera, solo per sé e per pochi amici. Uno studio al piano di sopra, uno al piano di sotto, orari che andavano dalle tre del pomeriggio alle due di notte. «Non esistono artisti che si spezzano» spiega citando un produttore anonimo, «esistono artisti che non resistono a non avere gli sguardi addosso». Lui invece resiste. Perché la musica per Neffa non è una questione di visibilità, è ossigeno quotidiano. È l’unica costante che ha sempre messo davanti alla carriera, ai contratti e alla popolarità.
E proprio da questa fedeltà assoluta alla propria natura nasce l’entusiasmo che si percepisce in ogni minuto dell’intervista. Ha voglia di salire sul palco. Ha voglia di cantare Mostro, Molto calmo, i pezzi nuovi e quelli antichi. «Non mi ricordo di aver mai pensato: non vedo l’ora di andare lì e cantare una canzone». Oggi lo pensa davvero. E lo dice con sincerità.
Il randagio è tornato portando con sé tutte le sue parti, il punk, il rap, il soul, il napoletano e il visionario, e le ha trasformate in un unico flusso vivo. Ha smesso di combattere contro l’evoluzione. Ha scelto di farne parte. Perché sa che la perfezione non esiste, ma rincorrerla è l’unico modo per arrivare all’eccellenza.
E mentre vive il Club Tour 2026, Neffa sorride. Sa che il Big Bang è appena cominciato.
