Mangiami Pure: Roshelle si racconta

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In un’intervista a cura di Marta Blumi Tripodi in collaborazione con il Corriere della Sera, Roshelle si racconta con una sincerità disarmante. Dieci anni dopo il suo passaggio a X Factor, l’artista arriva al suo primo vero album. Non è un ritorno qualunque. È il frutto di una scelta consapevole e coraggiosa: fermarsi.

«Ho dovuto prendermi il mio tempo per capire un sacco di cose», spiega. Un periodo in cui ha sentito il bisogno di “posteggiare l’auto in corsa”, come dice lei con quell’espressione napoletana perfetta. Niente deadline, niente pressione di dover macinare uscite. Solo il desiderio di respirare, di togliere il superfluo, di capire chi fosse davvero come artista e come persona. «Ho messo davanti le mie esigenze», racconta con lucidità. Sapeva che fermarsi poteva essere rischioso, ma aveva troppa fiducia in se stessa per fare altrimenti.

Da quel silenzio sono nate le canzoni, quasi tutte di notte, il giorno dopo esperienze vissute sulla pelle. Alcune hanno tre o quattro anni. Altre sono più recenti. Tutte insieme formano un corpo unico, un album nel senso più tradizionale e nobile del termine. Roshelle, cresciuta come soprano nel coro della sua chiesa, è tornata alla voce che ha sempre sentito dentro di sé. «Dentro di me canto sempre», confessa. Qui finalmente la lascia fluire senza filtri, in un sound più cantautorale e ricercato, lontano dalle sonorità urban dei primi anni.

Fondamentale è stato l’incontro con Tommaso Ottomano. Il confronto è stato illuminante e a tratti complicato, ma profondamente costruttivo. Insieme hanno costruito un lavoro in cui la voce torna a essere lo strumento principale, capace di trasformare anche gli abissi più bui in qualcosa di etereo e ipnotico.

Roshelle racconta anche la poetica profonda che attraversa tutto il progetto. Parla della metafora della scatola di cioccolatini: assaporare tutto ciò che attrae, divorare esperienze, relazioni, libri, emozioni, anche quando si sa che possono far male. È lo stesso appetito vorace con cui ha vissuto sia la pausa che il ritorno. E proprio per questo le tre tracce della live session che accompagna l’intervista, Due passi nel blu della luna, Una notte triste triste e Sola tra le nuvole, suonano come un manifesto perfetto: tre istantanee notturne, fragili e potenti, che dicono la stessa cosa con linguaggi diversi.

Un’intervista intima, lucida, lontana da ogni retorica.

Ascoltatela. Ne è valsa la pena aspettare.

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