L’occhio generativo di Christian Kondić
Quelle di Christian Kondic sono immagini che “ti fermano il pollice”. Lo intercettiamo grazie a un curatore di WUF Magazine; classe 1996, di origini croate, che vive e lavora a Milano, ha il feed Instagram che pulsa di cuori geometrici, occhi dilatati, elefanti deformati e vortici arborei.
Come Mario Klingemann, visionario e innovatore che usa reti neurali per generare ritratti che mutano senza sosta. Kondić sposta i pesi del mestiere creativo, fondendo product design, fotografia e direzione artistica in flussi che anticipano codici visivi.

Dagli studi al Politecnico allo spazio aperto
Kondić si forma al Politecnico di Milano in product design, un percorso che lo radica nel concreto: oggetti, materiali, processi industriali. Poi arrivano due anni in Off-White come product developer, dove assorbe il ritmo serrato che trasforma un’idea in prodotto finito, sotto pressione costante.
Nel 2023 sceglie la via del freelance, aprendo margini più ampi per spingere le proprie ricerche personali. Il feed Instagram diventa il suo laboratorio visibile: immagini mai definitive, sempre pronte a nuove iterazioni, riflesso di un approccio che ridefinisce continuamente il modo di lavorare.

È uno spazio in movimento perpetuo, dove ogni post sembra un frame di un flusso più grande, disponibile a essere ripreso e portato oltre.
Un Feed Insta che ti fagocita portandoti in un viaggio senza ritorno.
Scorrendo i suoi 64 post (una griglia compatta, quasi ipnotica) l’estetica ti aggancia all’istante. Colori primari esplodono su fondi bianchi immacolati: cuori perfetti che si dissolvono in nuvole di fumo, occhi giganti che fissano oltre il frame, elefanti liquefatti in foreste capovolte.
Sedie minimal galleggiano isolate in spirali di luce, paesaggi industriali ruotano su sé stessi come vortici, figure umane si stagliano contro cieli distorti o esplosioni di fiamme arancioni. Ci sono mani che stringono globi terrestri, mascherati con passamontagna a righe, mostri verdi che urlano, auto schiantate che sembrano sculture, cani bianchi che guardano in camera con aria di sfida, nuvole a forma di cuore che galleggiano su portaerei, alberi capovolti con radici al cielo, soli accecanti che bruciano la silhouette di un fotografo.
Una miscela di elementi surrealisti che partono quasi sempre da un’estetica diretta, dall’impatto quasi pubblicitario.

Le composizioni pulite, i contrasti netti si alternano per poi deragliare complicandosi in esposizioni sfasate, tagli obliqui, dettagli surreali che inceppano il flusso ordinato.
Un uomo con valigia cammina su un prato mentre il mondo intorno sembra collassare, un sole che brucia tutto, un gorilla che fuma, un laptop aperto su un prato con una figura incappucciata.
Tutto è familiare, ma spostato di quel tanto che crea un cortocircuito visivo. Come se Dalì si fosse ritrovato all’improvviso, nei panni un un giovane Game Designer. Kondić scivola fluido tra il ruolo di fotografo, designer e art director, rifiutando comparti rigidi. La sua griglia evoca la creatività di una generazione che opera per sovrapposizioni, dove ogni progetto attiva più linguaggi in contemporanea e niente è mai chiuso definitivamente.
Materie ibride, paesaggi inquieti
Per questo articolo Christian ci ha mandato in redazione una cartella piena di materiale fresco: una selezione ragionata di immagini e video, quasi tutti esperimenti personali recentissimi, ancora senza titolo né caption.
Ci ha fatto sapere che ha scelto di tenere fuori troppi lavori su commissione, alcuni già visti in altri contesti, altri che iniziavano a suonare ripetitivi, o semplicemente più datati, per concentrarsi su roba pura, sperimentazioni visive che respirano libertà. Ce ne sono un sacco, ci ha detto: valutate voi cosa tenere, fate una selezione che funzioni. L'unico pezzo commissioned incluso è il visual per il dj Ceri Wax , realizzato a dicembre.
E qui il suo occhio generativo si spinge davvero oltre, in una direzione più tattile, quasi scultorea.
Un albero maestoso, chioma verde e rigogliosa come una foresta viva, affonda le radici in una scheda madre: su resta natura pura, giù si trasforma in piste di rame, chip, condensatori, come se la vita organica stesse colonizzando la tecnologia senza violenza, solo per simbiosi inevitabile.
In un'altra serie, figure rosse, morbide, plasmabili, fatte di una creta che sembra ancora umida sotto le dita, si arrampicano su pareti di circuiti stampati, si aiutano, si spingono verso un arco che si apre su un cielo azzurro troppo perfetto, quasi artificiale.
Monaci incappucciati chinano la testa su pannelli di server, fili rossi che escono dalle mani come vene pulsanti o preghiere cablate verso l'alto.
Un cane meccanico, pelo arruffato di metallo ossidato, occhi gialli accesi, salta nel vuoto con una grazia sospesa tra gioco infantile e minaccia futuribile.

La materia è ovunque: creta che cola, rame invecchiato, resina lucida, tutto pronto a essere toccato, deformato. Organico e tecnologico non si scontrano, si insinuano l'uno nell'altro, respirano insieme. Kondić costruisce paesaggi che sembrano già nostri, territori ibridi, inquieti, bellissimi ma che non abbiamo ancora imparato a chiamare per nome.
Perché Kondić parla del futuro
Questi lavori non inseguono fantascienza da copertina o render freddi e perfetti. Rendono visibile il presente che stiamo vivendo: natura e macchina che si deformano reciprocamente, generano mondi strani e affascinanti, familiari ma con quel dislocamento sottile che fa scattare qualcosa nello sguardo.
In un’epoca in cui l’immagine comanda ogni discorso culturale, dal feed al billboard, dal reel alla galleria, Kondić schiva sia la nostalgia analogica che l’eccesso di perfezione digitale. Costruisce immagini quotidiane ma spaesanti, come quando la realtà inizia a somigliare un po’ troppo alle simulazioni che consumiamo senza sosta.
Il suo lavoro delinea un’estetica probabile per ciò che verrà: uno spazio grigio, tattile, ambiguo, dove organico e sintetico abitano lo stesso territorio senza confini chiari. Lo fa senza teorie o proclami, solo mostrando immagini che si depositano piano, che continuano a lavorare dentro anche dopo lo swipe.
Per questo, sfogliando il feed e questi materiali appena arrivati in redazione, viene da pensare che Christian Kondić stia allenando il nostro occhio a vedere ciò che sta già arrivando, quando le distinzioni che oggi ci sembrano nette saranno sfumate da un pezzo, e il mondo avrà assunto proprio quella consistenza ibrida, inquieta e magnetica che lui sa già catturare.

