Gaia: l’ascolto come atto di resistenza
Nella conversazione raccolta da WUF Music, Gaia si presenta con una lucidità rara, lontana da qualsiasi posa da artista in cerca di slogan. Il suo ragionamento si sviluppa con naturalezza a partire da una premessa semplice eppure profonda: l’arte è sempre stata un modo per attraversare la realtà o, a volte, per prenderne le distanze. Oggi, mentre l’intelligenza artificiale continua a intrecciarsi con ciò che è organico, la musica si configura come il terreno privilegiato dove questo confine si fa più sottile e allo stesso tempo più significativo.
Guarda subito l’intervista completa condotta da Enrico Rassu con Gaia:
Per lei gli esseri umani funzionano come antenne. Più si mantengono pulite, più riescono a captare frequenze ricche e diversificate. La pulizia passa dalla consapevolezza di ciò che si ingerisce: cibo, immagini, relazioni, suoni. Ma soprattutto dall’ascolto della bussola interiore, quell’istinto che si affina solo attraverso l’esperienza vissuta, dal dolore alla sazietà, dal vuoto alla pienezza. Ogni tappa della vita, spiega, serve a conoscere meglio il proprio strumento.
Sul tema dell’intelligenza artificiale Gaia mostra un pensiero bipolare e maturo. La tecnologia non la spaventa, purché resti uno strumento guidato dalla coscienza umana. «Dobbiamo essere noi sul volante», dice. Non si turba quando le arrivano provini generati dall’AI, purché rimangano nella fase esplorativa, come un tempo ProTools fu visto come il diavolo e poi divenne parte del processo creativo. Il rischio vero, per lei, è invertire i ruoli: lasciare che sia la macchina a condurre il flusso. Ricorda il film Lei come monito: l’intangibile non può sostituire lo scambio tra corpi, il contatto con la terra, la stagionalità della vita. Il nuovo lusso, osserva, sarà proprio tornare a ciò da cui siamo fuggiti.
Anche il rapporto con i social è raccontato senza retorica. Gaia riconosce che Instagram le ha aperto porte decisive, il disco d’esordio in piena pandemia, le collaborazioni nate da un follow o da un messaggio, eppure cerca di prenderne le distanze nei periodi di creazione. Sa che la velocità degli input e il confronto costante rischiano di allontanarla dal contatto più naturale con la fonte. Il controllo apparente offerto dai profili è un’illusione che genera ansia generazionale.
Il capitolo più intenso arriva quando parla del recente ritorno in Brasile. Non è stato un semplice viaggio: è stato un riabbracciare il cognome materno, il femminile potente delle sue radici. In un Paese che sembra vivere un proprio rinascimento, fatto di connessione con la natura, consapevolezza spirituale e riscoperta dei popoli originari, Gaia ha ritrovato il valore della ritualità. La roda de samba, con il suo cerchio dove musicisti e pubblico diventano un unico corpo sonoro, le ha ricordato che la musica può essere partecipazione attiva, non ascolto passivo.
Alla fine del discorso emerge la sua aspirazione più intima: imparare ad ascoltare i propri ritmi, coltivare una stagionalità interiore, restare nel flusso con maggiore centratura. Un obiettivo che non ha nulla di astratto: è la ricerca quotidiana di un potere personale che nasce dall’ascolto, non dalla strategia.
Questa stessa profondità Gaia la porta sul palco. Nella live session di WUF Music interpreta Chiamo io chiami tu, Chega e la cover di Não Deixe O Samba Morrer. Guarda ora la performance completa.
