Epoque: I suoni artificiali
In un panorama musicale sempre più attraversato da suoni artificiali e processi digitali, Epoque propone una riflessione profonda sul valore dell’essere umano come centro della creazione artistica. Cantante e performer con radici che intrecciano Africa e Italia, la sua ricerca musicale nasce dal corpo, dalla presenza scenica e da una relazione fisica con il suono, fatta di strumenti reali e vibrazioni impossibili da replicare artificialmente.
Nel dialogo con WUF, Epoque racconta un approccio alla musica che parte dall’emozione e dall’esperienza umana, elementi che restano fondamentali anche in un contesto in cui la tecnologia diventa sempre più pervasiva nei processi creativi. La sua visione affronta con lucidità l’evoluzione dei linguaggi sonori contemporanei e la fascinazione esercitata dai suoni generati artificialmente, senza mai perdere di vista ciò che realmente arriva al pubblico.
Al centro del confronto emerge l’importanza della verità interpretativa: la scelta di un timbro, la fisicità della voce, l’intensità emotiva che rende una canzone riconoscibile e unica. Per Epoque, l’intelligenza artificiale può rappresentare un supporto in alcune fasi della produzione, ma non può sostituire quella presenza emotiva che definisce l’identità di un’artista.
Un episodio che attraversa temi di identità, radici e consapevolezza, offrendo uno sguardo sensibile su cosa significhi restare umani mentre il linguaggio musicale continua a reinventarsi. Un contributo che si inserisce nel percorso di WUF Music 2025 – Ai Tempi dell’AI, con Corriere della Sera come media partner, e che invita a rimettere l’esperienza umana al centro dell’ascolto.
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