Dentro l’universo oscuro di Fat Gomez

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L’aria sa di plastica bruciata. Le narici si riempiono di un odore acre mentre la realtà comincia a incrinarsi. È questo l’ingresso in Final Fentanyl, l’ultima opera di Carlo Schievano, in arte Fat Gomez. Pubblicato da Hollow Press nell’ottobre 2025, questo volume di 112 pagine trascina il lettore in un incubo chimico popolato da poliziotti impazziti, mostri sorridenti e agenti cancerogeni.

Originario di Treviso e oggi residente a Torino, Schievano ha costruito negli anni un linguaggio visivo personale e riconoscibile. Cresciuto tra i dischi dei genitori, i libri illustrati e le prime esperienze con i videogiochi giapponesi, ha assorbito presto anche l’influenza della cultura skate. Quelle passioni giovanili hanno lasciato un segno profondo nel suo modo di disegnare. Alla fine delle superiori ha scelto senza esitazioni la strada dell’illustrazione.

Il suo stile si impone subito allo sguardo. Atmosfere surreali cariche di tensione, personaggi dotati di una narrazione densa e un impatto visivo che rimane impresso. Lavora con uguale maestria su tecniche tradizionali e digitali, creando immagini ibride, potenti e ricche di dettagli. Al centro della sua ricerca c’è il concetto di Hyperviolence: quell’ultimo pensiero lucido che precede un atto di violenza estrema e follia. Un filo rosso che attraversa tutta la sua produzione.

Di recente ha partecipato a due mostre collettive internazionali: Monochrome-3 alla Nucleus Gallery di Portland (con l’opera Danger Zone) e una mostra collettiva presso Such As, Gallery a Tokyo.

Da quel momento le collaborazioni si sono moltiplicate, è stato ospite ufficiale di Lucca Comics & Games 2025.

Tra i lavori più significativi degli ultimi anni ci sono le copertine realizzate per il mondo musicale. Ha firmato, insieme a Jordan Warren, l’artwork di Data Doom dei Frankie and the Witch Fingers per Greenway Records. Lo stesso anno è arrivata Free Rein to Passions per i canadesi The Dirty Nil su Dine Alone Records. Nel 2025 ha realizzato la copertina di Liminality per i FOMIES, band svizzera di garage-fuzz e psych-rock. Più recentemente ha curato l’intero progetto visivo per Karakuchi dei Kaleidobolt, uscito su Svart Records nel 2026.

Il passaggio a Final Fentanyl rappresenta l’evoluzione più naturale del suo percorso. Edito da Hollow Press, casa indipendente specializzata in fumetti dark e sperimentali, il libro esce in una prima stampa di mille copie in inglese (già sold out) e mille in italiano. Stampato in offset a colori pieni su carta Magno glossy da 140 grammi, con rilegatura cucita e dettagli in UV spot sulla copertina rigida. Il formato 17×24 cm invita a un’immersione profonda.

Nella storia il protagonista si muove in uno stato di alterazione costante. Droghe, paura e mostri diventano ostacoli concreti nel tentativo di ritornare a una realtà che forse non esiste più. Schievano traduce tutto questo in sequenze dal dettaglio maniacale. Ogni tavola porta il segno del suo stile: violenza sospesa, narrazione densa, surrealtà palpabile.

Oggi il suo studio torinese è un laboratorio dove convergono musica, fantascienza oscura, design videoludico e illustrazione. I progetti futuri sembrano proseguire su questa linea di contaminazione continua tra immagine e narrazione.

A poco meno di trent’anni Carlo Schievano ha già una traiettoria chiara. Le sue immagini non cercano consenso facile. Lavorano su un territorio preciso: l’istante in cui la lucidità sta per cedere. Nelle copertine come in Final Fentanyl mantiene lo stesso rigore. È questa coerenza a renderlo riconoscibile in un panorama italiano dell’illustrazione spesso più morbido e prevedibile. Il suo lavoro sta crescendo proprio perché non scende a compromessi: racconta il buio senza addolcirlo.

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